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Un cittadino nigeriano, scambiato per un omonimo e ingiustamente detenuto per circa tre mesi tra Grecia e Italia, ha avanzato formale richiesta di risarcimento pari a circa 28mila euro, oltre alle spese legali, per ingiusta detenzione. L’istanza è stata presentata davanti alla Corte d’appello di Perugia, la quale si è riservata la decisione all’esito dell’udienza.

La vicenda ha avuto origine nell’ambito dell’operazione “Black Passenger”, un’indagine condotta a Perugia su una presunta rete dedita all’importazione di sostanze stupefacenti dall’Africa. Ritenuto per errore la persona ricercata, nei confronti dell’uomo venne emessa nel 2010 un’ordinanza di custodia cautelare. A seguito della dichiarazione di latitanza, l’arresto scattò nell’aprile 2013 in Grecia su mandato d’arresto europeo. La misura cautelare comportò circa venti giorni di reclusione in territorio ellenico prima del trasferimento in Italia, per un totale di 81 giorni di carcere terminati nel luglio 2013.

Nel corso della fase cautelare emersero diversi elementi discordanti tra il ricercato e l’arrestato, tra cui una differenza di circa dieci centimetri d’altezza evidenziata negli atti processuali. Inoltre, la consulenza fonica disposta dalla Procura ed eseguita dalla polizia scientifica per confrontare la voce dell’uomo con le registrazioni intercettate non confermò la corrispondenza. A seguito degli esiti peritali, la misura fu revocata e l’uomo scarcerato.

Ciononostante, il procedimento penale proseguì fino alla condanna in primo grado a 21 anni di reclusione. L’imputato, trasferitosi nel frattempo in Irlanda ritenendo definita la propria posizione, apprese della condanna diventata definitiva soltanto nel 2020. Attraverso l’ottenimento della restituzione nel termine per impugnare, il processo è stato riaperto: la Corte d’appello di Perugia ha successivamente annullato la condanna e disposto un nuovo giudizio, conclusosi nell’ottobre 2025 con l’assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto.

admin

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