Guida la moto da ubriaco, con la patente sospesa dopo una prima violazione in stato di ebbrezza, e oltre alla condanna deve pagare anche tremila euro per le spese alla Cassa delle ammende. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un 50enne perugino, condannato a un anno di reclusione per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico da record, oltre cinque volte il limite consentito.
La vicenda è iniziata il 31 luglio 2019, quando l’uomo era stato fermato durante un controllo stradale dalle forze dell’ordine. Il risultato era stato impressionante: in entrambe le prove, infatti, il tasso alcolemico era risultato pari a 2,69 grammi per litro. Un valore più di cinque volte superiore al limite di 0,5 g/l consentito dal Codice della Strada, e ben oltre la soglia di 1,5 g/l che configura l’ipotesi più grave del reato.
Il Tribunale di Perugia aveva condannato l’uomo perché nonostante la patente fosse già stata revocata, si era messo alla guida in uno stato di ebbrezza gravissimo, per di più su un mezzo privo di assicurazione. La difesa aveva tentato la carta della Cassazione, sostenendo che le “disagiate condizioni di vita” dell’imputato meritassero la concessione delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena.









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