Serve un nuovo giudizio per stabilire se i quasi 40mila euro sono frutto dello spaccio o donazioni di parenti per comperare la casa in vista delle nozze.
Un albanese di 24 anni è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Perugia a 2 anni e 10 mesi di reclusione e a una multa di 12mila euro per possesso e cessione di sostanze stupefacenti. Il giudice ha disposto anche la confisca di 37.885 euro in contanti di cui era stato trovato in possesso al momento dell’arresto (oltre alla droga e a un bilancino di precisione).
L’uomo è stato condannato per aver ceduto droga in un arco temporale ristretto. La confisca del denaro contate è stata disposta ritenendo quei soldi “profitto” del reato. La difesa dell’uomo ha sempre sostenuto che quel denaro non provenisse dallo spaccio, ma fosse un regalo della sua famiglia in Albania, finalizzato all’acquisto di una casa in vista del suo matrimonio. A supporto di questa tesi, erano stati prodotti estratti conto e documenti di elargizione.
La Cassazione ha trovato carente la motivazione: il giudice di Perugia non ha spiegato in modo adeguato il nesso di derivazione del denaro dalle specifiche cessioni di droga (per la confisca diretta), né ha indagato sulla sproporzione tra la somma sequestrata e il reddito del 24enne (per la confisca allargata). Questa ambiguità e carenza motivazionale hanno inficiato il provvedimento che richiede, quindi, un nuovo giudizio da parte della Corte d’appello di Perugia per stabilire se quel denaro sarà definitivamente incamerato dallo Stato o meno.














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