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Un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa, ma subordinata all’avvio di un percorso di gestione della violenza, con perdita di efficacia della misura del divieto di avvicinamento alle vittime, i vicini di casa.

È la condanna emessa nei confronti di un 44enne albanese, accusato dalla Procura della Repubblica di Perugia del reato di atti persecutori aggravati. L’accusa ritiene che l’uomo abbia attuato “più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mediante condotte reiterate, consistenti in appostamenti, offese e minacce”, cagionando “ai vicini di casa, connazionali, un perdurante e grave stato di ansia e di paura e costringendo gli stessi a modificare le proprie abitudini di vita”. Le condotte sarebbero state reiterate nel tempo, anche con l’aggravante dell’uso di armi e di strumenti informatici, in particolare attraverso l’invio di messaggi intimidatori tramite social network.

La Procura di Perugia contestava all’uomo di avere atteso la presunta vittima nei pressi di esercizi pubblici, minacciandola con frasi quali “tanto ti tappo la bocca per tutta la vita a te e alla tua famiglia”, “sparisci o ti ammazzo, sei un infame”. Altre volte si sarebbe avvicinato impugnando un cacciavite, tentando di colpire la persona offesa senza riuscirvi grazie all’intervento di altri presenti. Oppure avrebbe raggiunto l’abitazione della famiglia, anche in orario notturno, urlando in lingua albanese: “Vi ammazzo tutti, vi chiudo la bocca una volta per sempre”

Minacce che avrebbe anche fatto sui social, scrivendo nel profilo Facebook della persona offesa “ti aspetto domani, se sei un uomo vieni domani, vieni di fronte a me se sei un uomo, ti chiudo la bocca una volta per sempre, non ti preoccupare che questa volta ti chiudo la bocca una volta per tutte, chiamami che vengo io dove vuoi tu”.

Dopo l’ennesimo episodio durante il quale l’imputato, presentandosi sotto casa dei vicini, avrebbe urlato minacce, impugnando un coltello o un cacciavite, la moglie della presunta vittima si era presentata in questura riferendo che da tempo la sua famiglia sarebbe stata oggetto di minacce, insulti e comportamenti intimidatori. Azioni che sarebbero scaturite dal convincimento, da parte dell’uomo, che il marito avesse parlato male di lui.

In tribunale l’imputato ha scelto la via del patteggiamento, vincolato al percorso di recupero.

admin

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